Segavo la legna nel cortile di casa. Mio nonno, seduto sui gradini di pietra, mi osservava fumando la pipa. La sega ben affilata penetrava dolcemente, con buon suono, nel tronco di faggio e la segatura bianca e odorosa di creosoto veniva ad imbiancarmi le scarpe.
Ogni tanto alzavo la testa per guardare verso un poggiolo dove c'era una ragazza che aspettavo ogni giorno quando uscivamo da scuola. Sentivo che anche lei, da lassù, seguiva il mio lavoro.
Improvviso mi giunse un odore più leggero e più fragrante di quello della nebbia e guardando la montaga vidi un grigiore tenue che scendeva sul bosco seguendo la conformazione del terreno. A sera la neve giunse sui tetti delle case, sulle strade, sulle labbra dei ragazzi che aprivano la bocca verso il cielo da dove scendeva luminosa.
E' profondo il silenzio della neve; quando cade, anche la notte diventa più silenziosa e dolcissimo il sonno. E' diversa pure la luce. Stanno immobili dentro il bosco cervi e caprioli, volpi e lepri. Quando il sole ritornerà saranno le cesene a salutarlo: erano partite dalla Scandinavia e da villaggio a villaggio sono giunte sino a noi perché il giorno ha più luce e ci sono le bacche dei sorbi dell'uccellatore che ancora rimangono brillanti sugli alberi accosto alle case.
Il fumo della legna secca che brucia nelle cucine ristagna leggero sopra i tetti e un volo di cornacchie attraversa il cielo inquadrato dalla finestra; anche nel profondo del bosco caprioli e cervi alzando la testa guardano il nuovo paesaggio. Gli scoiattoli escono dal nido e salgono sui pecci facendo cadere la neve: vanno a ricercare gli strobili che nascondono i piccoli semi.
Anche se l'inverno sembra tutto mortificare, nella nuova luce del bosco si riprende a vivere. Camminando immersi in quel bianco di luce propria, tra gli alti tronchi muschiati d'argento, pure il tempo diventa irreale e vivi in un mondo metafisico come dentro un sogno: non ha più peso il tuo corpo, non è faticoso il passo e cammini vagando da pensiero a pensiero. In un infinito tra gli alberi innevati anche le cose della vita appaiono più chiare.
Com'è bene ciò che è forestale! Ora, con il terreno coperto da tanta neve, gli alberi appaiono diritti, solenni e vivi si perdono nella profondità del cielo come silenziosa preghiera. E' davvero grande la foresta invernale: andando con le racchette da neve o con gli sci leggeri ti sembra di essere sospeso nell'aria perché il suolo è sotto tutta quella neve e lì ci sono muschi e licheni, pianticelle, arboscelli, cespugli, e la vita di coleotteri, imenotteri, aracnidi, lombrichi, roditori che continua e aspetta la primavera per manifestarsi. Nel silenzio e nel leggero frusciare degli sci potresti, improvviso e lontano, udire il tambureggiare del raro picchio nero sul tronco di un antico peccio malandato: non tambureggia sovente, ma quando lo fa si sente a grande distanza per la forza che ci mette.
venerdì 4 gennaio 2008
giovedì 3 gennaio 2008
Dopo Rodari, un po' di Leopardi: Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere
Venditore : Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano ,signore, almanacchi ?
Passeggere : Almanacchi per l'anno nuovo ?
V: Sì signore.
P: Credete che sarè felice quest'anno nuovo ?
V: Oh illustrissimo sì, certo.
P: Come quest'anno passato ?
V: Più più assai.
P: Come quello di là?
V: Più più, illustrissimo.
P: Ma come qual altro? Non vi piacerebb'egli che l'anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi ?
V: Signor no, non mi piacerebbe.
P: Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi ?
V: Saranno vent'anni, illustrissimo.
P: A quale di cotesti vent'anni vorreste che somigliasse l'anno venturo?
V: Io? Non saprei.
P: Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice ?
V: No in verità, illustrissimo.
P: E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
V: Cotesto si sa.
P: Non tornereste voi a vivere cotesti vent'anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste ?
V: Eh ,caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
P: Ma se aveste a rifare la vita che avete fatto, nè più nè meno, con tutti i paceri e i dispiaceri che avete passati?
V: Cotesto non vorrei.
P: Oh che altra vita vorreste rifare ?la vita che ho fatto io, o quella del principe, o di chi altro ?O non credete che io ,e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l'appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta , nessuno vorrebbe tornare indietro ?
V: Lo credo cotesto.
P: Nè anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo ?
V: Signor no davvero, non tornerei.P: Oh che vita vorreste voi dunque?
V: Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz' altri patti.
P: Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell'anno nuovo?
V: Appunto.
P: Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è il segno che il caso, fino a tutto quest'anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d'opinione che sia stato più o di più peso il male che gli è toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima , con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere.Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri , e si principierà la vita felice . Non è vero ?
V: Speriamo.
P. Dunque mostratemi l'amanacco più bello che avete.
V: Ecco ,illustrissimo: Cotesto vale trenta soldi.
P: Ecco trenta soldi
V: Grazie, illustrissimo, a rivederla . Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi ?
Con l'augurio che nessuno di chi legge sia sfigato come quei due: BUON ANNO NUOVO.
ANTONIA
Passeggere : Almanacchi per l'anno nuovo ?
V: Sì signore.
P: Credete che sarè felice quest'anno nuovo ?
V: Oh illustrissimo sì, certo.
P: Come quest'anno passato ?
V: Più più assai.
P: Come quello di là?
V: Più più, illustrissimo.
P: Ma come qual altro? Non vi piacerebb'egli che l'anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi ?
V: Signor no, non mi piacerebbe.
P: Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi ?
V: Saranno vent'anni, illustrissimo.
P: A quale di cotesti vent'anni vorreste che somigliasse l'anno venturo?
V: Io? Non saprei.
P: Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice ?
V: No in verità, illustrissimo.
P: E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
V: Cotesto si sa.
P: Non tornereste voi a vivere cotesti vent'anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste ?
V: Eh ,caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
P: Ma se aveste a rifare la vita che avete fatto, nè più nè meno, con tutti i paceri e i dispiaceri che avete passati?
V: Cotesto non vorrei.
P: Oh che altra vita vorreste rifare ?la vita che ho fatto io, o quella del principe, o di chi altro ?O non credete che io ,e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l'appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta , nessuno vorrebbe tornare indietro ?
V: Lo credo cotesto.
P: Nè anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo ?
V: Signor no davvero, non tornerei.P: Oh che vita vorreste voi dunque?
V: Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz' altri patti.
P: Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell'anno nuovo?
V: Appunto.
P: Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è il segno che il caso, fino a tutto quest'anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d'opinione che sia stato più o di più peso il male che gli è toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima , con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere.Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri , e si principierà la vita felice . Non è vero ?
V: Speriamo.
P. Dunque mostratemi l'amanacco più bello che avete.
V: Ecco ,illustrissimo: Cotesto vale trenta soldi.
P: Ecco trenta soldi
V: Grazie, illustrissimo, a rivederla . Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi ?
Con l'augurio che nessuno di chi legge sia sfigato come quei due: BUON ANNO NUOVO.
ANTONIA