venerdì 18 aprile 2008

Ed ora vi racconto il mio "Come Dio comanda"

Ed ora vi racconto il mio "Come Dio comanda"


Come qualcuno già sa, il weekend scorso l'ho passato ai seggi elettorali, sezione 5 di Cortemaggiore, a me affidata in qualità di presidente ormai da lunga, lunghissima data.

Questa esperienza, mista e mossa dall'affermazione uscita alla riunione di slowbook di venerdì scorso "troppe sfighe e tutte insieme" a proposito del libro di Ammaniti, mi spinge a condividere alcune storie con voi, questa volta storie vere, di persone reali, non frutto della fantasia o perversione dell'autore e neppure delle sue capacità letterarie, essendone io scarsamente dotata e sicuramente poco usa.

Siete pronte?

Cominciamo con le annotazioni sulle liste di sezione: persone decedute posteriormente alla revisione delle liste di sezione (...) : Marta Chiozza (uso il suo nome vero perché è uscito su tutti i giornali e le liste di sezione sono un dato pubblico e consultabile). Lo sapete, quella ragazza che è finita in coma e poi dichiarata morta in seguito ad un incidente in macchina con amici al ritorno da una festa di compleanno, 2 ragazzi davanti - che si sono salvati - e 2 ragazze dietro che hanno finito di vivere. Sarebbe stato il suo primo voto, c'era una grande C porpora vicino al suo nome: "solo camera". Dal prossimo anno non ci sarà più sulle mie liste.

Ora passiamo alla galleria dei miei votanti, qui, per rispetto della privacy e del riserbo del compito assegnatomi, cambierò i nomi.

Arriva Marco Berloni, è un pò il matto del paese, un tipo buffo, è quello che vi dicevo che alla fine degli anni settanta telefonava sempre alle scuole medie, incalzato da qualche bullo del paese con poca voglia di andare a scuola, per avvisare che c'era una bomba nell'edificio scolastico, cosicché la preside puntualmente ne disponeva l'evacuazione. Peccato... io ho cominciato le medie nell'81! Ora non so bene cosa faccia, a parte le sue ben note partecipazioni a tutte le feste paesane featuring "Piccola Katy" dei Pooh in versione John Belushi e i Blues Brothers: canta il ritornelllo e poi, siccome non ricorda le parole, se le inventa in un monologo popolar-rap, tipo Piccola Katy vai a fare la spesa, pulisci la casa, ecc...

Arrivano poi sua sorella e sua nipote. Qui mi devo organizzare perché la sorella, una signora di quasi 60 anni, beneficia del voto assistito, cioè entra in cabina con un'altra persona che voterà per lei, la figlia in questo caso, per un grave impedimento fisico che lei ha da molti anni (è cieca). Faccio tutta la trafila necessaria e dò loro le schede: la figlia, una ragazza che ha un anno in meno di me e che conosco da quando ero piccola, va in cabina con la madre, si sente un lungo vocerio, non sembra un dialogo ma come una preghiera, poi escono e la figlia piange, mi consegna le schede tutta rossa in viso e con dei lacrimoni che le rigano la faccia e io non so che dirle. Perché già la sua vita è partita in salita: la madre, genitore single e con una malattia menomante progressiva, cioè non lo so se era sposata, nubile o vedova, fatto sta che di un padre non s'è mai sentito parlare, e lo zio, giullare e oggetto di scherno di mezzo paese; io me la ricordo da piccola, Silvia, una ragazzina un po' tonta ma niente più. Poi, un'estate delle medie o i primi anni delle superiori, a Misano Mare in colonia, con quei soggiorni organizzati dal Comune, sparisce per una notte intera. Nessuno sa dove sia finita. Viene ritrovata in spiaggia, non parla più, non è in grado di raccontare cosa le sia accaduto e urla che ha dei serpenti che le risalgono il corpo e le vanno nel cervello. Per lunghi mesi, forse anni, non esce più di casa ed è imbottita di psicofarmaci per sedarla, poiché aveva cominciato a farsi del male per uccidere i serpenti. Ma da allora di tempo ne è passato e Silvia è tornata a passeggiare per le strade del paese con un micro animale che forse si potrebbe definire cane. Io guardo madre e figlia e mi chiedo chi delle due abbia più bisogno di essere accompagnata... nel voto e nella vita.

Arriva Martuscella, è un signore piccolo, magro magro, anziano, è sardo. Per quel che si racconta, è stato mandato a Cortemaggiore ormai decenni or sono in una sorta di confino penale in seguito ad un coinvolgimento in un omicidio nella sua terra natia (ma non li mandavamo noi i criminali nelle carceri sarde? ... ma!). E' lo spazzino comunale, un uomo che non parla con nessuno, tutto il giorno in giro con l'apecar azzurra del Comune, un lavoratore infaticabile e ligio al dovere. Circa cinque anni fa, o forse qualcuno in più, in una grande operazione di infiltrazione nella criminalità locale i Carabinieri di Corte, sotto copertura (nel senso letterario del termine), svelano la rete di ricatti e maltrattamenti in cui il povero Martuscella era caduto, vittima incapace di difendersi. Il comandante dei Carabinieri si nasconde sotto un telone nell'apercar di Martuscella e non appena il ricattatore magiostrino, ormai volto ben noto alle forze dell'ordine e a tutti noi (sai, uno di quelli a cui a 10 anni leggi in viso un futuro mediocre nella criminalità disorganizzata) si fa avanti, viene sorpreso con le mani nel sacco o in flagranza di reato, che dir si voglia.

Arriva Sante, sono le 9 del mattino ed è ubriaco, be' è sempre ubriaco. La sua storia, a dire il vero, non la so. So solo che è sbronzo... da sempre.
Ciò nonostante lo trovi spesso al lavoro: alla discarica comunale prende oggetti, porta oggetti, lancia oggetti e poi spinge una cariola. E parla. Da solo ovvio, perché qui proprio nessuno si prende la briga di starlo a sentire.

Arriva Samuele Terzoni, cammina male, tutto storto , eppure avrà 25 o 26 anni. Ops ma non deve votare qui, è "ammesso a votare presso il luogo di cura" perché mi si presenta qui? La mia vicepresidente, una ragazza carinissima e ben più dentro di me nella vita magiostrina, mi fa segno: è lui quello di cui parlavamo prima. Eh sì, giusto qualche minuto prima mi raccontavano di lui. Samuele era un bel bambino, molto vivace e pieno di vita. Ad un certo punto qualcosa è scattato nella sua testa, chi mi racconta non sa il perché né il per come, ma ne conosce decisamente le conseguenze: Samuele ancora ragazzo si butta dalla finestra di casa sua e si rompe tutto, corpo e anima. Ora cammina tutto storto, con un chiodo nelle gambe e le spalle asimmetriche, fa fuori e dentro dagli ospedali (di ogni tipologia) e non si ricorda che per votare occorre una tessera o certificato elettorale che prontamente gli è stato duplicato dal Comune quella stessa mattina. Ve lo farei vedere: un ragazzo molto carino, bel viso, moro, con 2 grandi occhi verdi, gentile ma assente. Duro mestiere quello dei suoi genitori: il fratello più piccolo di Samuele, un paio d'anni fa, era diventato protagonista delle cronache locali causando l'occhio nero del parroco di Corte con un sano e diretto cazzotto in faccia.
Be' , in paese era invidiato da molti...

Arriva Sebastiano con suo padre. "Ciao Seba", lo saluto. Seba ha la mia età, non siamo mai stati a scuola insieme ma ci conosciamo per via della parrocchia e per via che suo papà, un siciliano molto per bene, lavorava all'Agip come il mio. Seba è down, nel senso che ha la sindrome di down. Ciò nonostante è sempre stato inserito nella vita sociale e nel tessuto del paese fin da piccolo. Ma come succede a tutti crescendo, i rapporti si allentano, i ragazzi ormai adolescenti si stancano di andarlo a prendere e portarlo in giro. Chi può va a studiare fuori paese, poi si fidanza, si sposa e sempre più ci si scorda di lui. Seba è un ragazzo tanto "normale" che si ammala della malattia più diffusa dell'ultimo decennio: la depressione. Ora sorride a stento, saluta appena, guarda la televisione tutto il giorno e non vuole più uscire di casa. Ha perso quel suo sorriso bellissimo che gli faceva diventare gli occhi sottili sottili.

...

E su tutte le operazioni elettorali vigila Pachi, il rappresentante di lista. Un ex parrocchiana come me conosce bene Pachi.... sapete perché? Era il curato di Corte. Allora lo chiamavamo Don Qualcosa e insieme al parroco si occupava di noi povere anime. Ma qualcosa deve essere successo alla sua di anima: a furia di frequentare "ragazze di buona volontà", si innamora. Si innamora di una donna sposata, con un figlio e in crisi con il marito. Ora convivono serenamente a Corte. Non fraintendetemi: non sto giudicando perché Paola è davvero una brava persona e lui sembrava davvero convinto delle sue scelte, solo che queste cose succedono, sono successe e succederanno. Per inciso, anche il parroco precedente all'attuale si è spretato, frequenta una donna, il cui matrimonio è stato "annullato" seppur con 2 figlie all'attivo... Che dite sarà l'aria di Corte?


Sezione 5,

648 elettori alla Camera e 610 elettori al Senato, convocazioni elettorali del 13 e 14 aprile '08.


Queste poche e solo accennate storie (perché ce ne sarebbero tante altre) per farvi capire perché mi sento vicina alle storie di Ammaniti, ai dolori, alle povertà e alle giustificazioni che racconta così bene.
A volte penso di uscire di casa e vedere Rino e Cristiano che girano per Corte.

Marina

1 commenti:

Elisa ha detto...

Che bello Marina! non avrei mai pensato che in un paesino come Cortemaggiore ci fosse un tale concentrato di storie così amare! E tu le hai sapute riassumere molto bene, che lettura interessante, viene voglia di saperne di più di tutte quelle persone di cui parli!

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